Terza opera di Labadessa. Ormai lo stile è conosciuto, inconfondibile. sicuramente semplice ma geniale allo stesso tempo. Capace di far riflettere, sorridere e soffrire (perchè a tratti si soffre ricordando cosa è stato, cosa sarebbe potuto essere, cosa non sarà mai più). Forse il protagonista principale non è il pennuto ritratto nelle vignette, ma il tempo. Il tempo che scorre, l’ansia di investirlo al meglio ma alla fine l’angoscia e la paura di averlo buttato via. Mentre ci pensi altro tempo è andato e tutto sembra un vortice impietoso. Credo sia uno degli autori che più rispecchiano la gioventù contemporanea, i dubbi, i sensi di colpa, le paure e le frustrazioni. Cinico e geniale.

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