Un’opera di repertorio di Gipi. Vecchie storie perse chissà dove, alcune oggettivamente forse troppo vecchie e abbozzate. Ma altre, molte altre sensazionali, forti come un pugno in faccia. Filo conduttore la povertà, la disperazione, la depravazione e il sesso. C’è anche tanta passione e sentimento, ma sempre un’ombra di disillusione di tristezza all’orizzonte. Alcune storie ricordano la crudezza e dissacrazione di Cannibal Family, in altre storie sembra di stare in una pellicola di Joel Shumacher o nel Coraggioso di Johnny Deep. Si passa dalla morbosità intrigante al quasi fastidio fisico e mentale nel pensare solo alle situazioni descritte. Unico e disturbante.

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